Pubblicato da: orizzonti | 5 maggio 2008

Rifugio Laghi Gemelli – Neve… a sorpresa

“Ciao, vorremmo salire al rifugio il 3 maggio, c’è molta neve?” “Be’ un po’ ma il sentiero è battuto…”

***

Certo, il sentiero è battuto se non lo intraprendi a mattina inoltrata e in una giornata con il sole più splendente che mai…

Abbiamo organizzato tutto, e stavolta con noi c’è anche un caro amico che abbiamo convinto a salire al rifugio con noi per un fine settimana in un posto davvero speciale.

Il Rifugio Laghi Gemelli si trova in Alta Val Brembana, nella bergamasca, a quota 1960 m.s.l.m.; accesso dal paese di Carona (1105 m.s.l.m.).

Il dislivello non è male per un percorso di 4750 mt circa, ma è la prima uscita dell’anno e siamo emozionati ed ansiosi. Inoltre c’è l’incognita neve, sappiamo che ce n’è un po’, ma un po’ quanta e da che punto del sentiero, no. Proprio per questo mettiamo in conto un’ora e mezza in più circa alle 3 stimate per arrivare al rifugio. La nostra previsione si rivelerà corretta. 

Arrivati a Carona, poco prima di entrare in paese, sulla destra c’è una discesa che porta all’atezza del laghetto e della digha, dove un ponticello permette di arrivare ad un comodo parcheggio esattamente dove inizia il sentiero n.211.

Da qui parte la nostra ascesa. La prima parte è tutta in un bosco: il sentiero sale subito per ripidi tornanti e lungo la strada si incontrano cascatelle d’acqua e un ponticello di legno (dove mi è caduta la macchina fotografica!) che attraversa un torrentello. Si prende velocemente quota ma il panorama da questa parte non è dei migliori, si ha soltanto una bella vista del paese da cui siamo partiti. Dopo circa un’ora di cammino, ben lontani dalla meta, cominciano ad apparire le prime chiazze di neve.

Be’, mettiamoci in cuore in pace, da qui al Lago Marcio (primo punto di sosta), la neve aumenterà sempre più, fino a raggiungere 1 metro quasi! Fortunatamente mi sono attrezzata con un bel paio di pantaloni da sci di fondo che mi tengono asciutta. Non tutti siamo stati però così previdenti, e i due maschietti della cordata arriveranno fradici al rifugio.

Arrivati dopo una bella faticata al Lago Marcio (1840 m.s.l.m.), cominciamo a goderci lo splendido scenario del luogo. Probabilmente d’estate sarà bello riposare sul prato con davanti il lago incoronato dalle Alpi circostanti, ma con la neve lo spettacolo è addirittura commovente. Il candore perfetto della superficie ghiacciata dello specchio d’acqua brilla al sole di questa giornata di maggio e tutto intorno le forme morbide e i rumori ovattati dalla neve rendono il paesaggio magico.

Ma non c’è molto tempo per contemplare lo spettacolo, il nostro traguardo è ancora lontano e, anche se ancora non lo sappiamo, il peggio deve ancora arrivare!

Dalla diga si segue tutto il perimetro del lago tenendo la destra: il percorso in questo tratto è quasi pianeggiante anche se la neve che ormai si è fatta morbida è sempre più alta e ci fa inciampare quasi ad ogni passo.

Superato il lago si incontrano una serie di salite a “strappi”, che si alternano a brevi tratti pianeggianti. Questo è il punto della beffa: ad ogni salita speriamo che una volta arrivati in cima si veda il rifugio e invece si incontra un altro ripido pendio. Siamo davvero stremati dalla fatica di cammnare con così tanta neve. Anche qui il panorama è splendido, ampio e appagante, ma la fatica è ormai quasi avvilente.

Non possiamo fermarci: tornare indietro non avrebbe senso, fermarsi in mezzo alla neve e sotto un sole battente sarebbe impensabile e poi… ci aspetta un lauto pasto all’arrivo!

Quando finalmente iniziamo a vedere il rifugio, ci torna un po’ di coraggio: ancora un grosso sforzo, ma è l’ultimo.

Arrivare è stato incredibile: io, in un ultimo slancio riesco ad entrare nel rifugio per chiedere se possiamo ancora mangiare (sono le 13.30 passate), i miei compagni mi aspettano fuori, sulla panca, devastati. Seduti a tavola ci guardiamo soddisfatti, è stata dura ma forse per questo ci sentiamo di esserci meritati ancora di più di godere del posto splendido in cui siamo.

Usciamo e guardiamo le montagne intorno, il sole splende sui pendii e sulle vette, e il cielo di un blu perfetto e senza nubi ci alleggerisce l’anima e risolleva il morale.

La notte dopo una buona cena passa tranquilla e la mattina dopo siamo pronti alla discesa, questa volta di buon mattino, per trovare la neve ancora dura. E’ divertentissimo, scendiamo “a valanga”, quasi correndo lungo i pendii che il giorno prima affrontavamo un passo dopo l’altro con enorme sforzo. Solo il bosco ci richama all’attenzione e alla cautela, ma siamo contenti e all’arrivo, pur stanchi, siamo entusiasti per questa splendida avventura, resa ancora più speciale dalla presenza di un caro amico.

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